I tre insegnamenti della pandemia

È, questa del 2020, una Festa dei Defunti che difficilmente dimenticheremo. Un momento non più solo familiare ma anche collettivo, per stringersi, come comunità, attorno alle famiglie di quanti, nel corso dell’anno, hanno perso i propri cari a causa del Covid-19.

Mai come quest’anno, trovare il modo di parlare della caducità della vita, ai bambini e tra adulti, diventa più importante che mai, per aiutare gli altri e noi stessi a comprendere, accettare, metabolizzare i profondi cambiamenti che il Coronavirus ha portato prepotentemente nelle nostre vite. E non solo in termini di abitudini quotidiane, ma anche di percezione della vita e del futuro.

L’esperienza della pandemia ci lascia tre insegnamenti, che riportano a tre dimensioni: passato, presente e futuro. Lo spiega Mario Pollo, docente di Pedagogia generale e sociale e di Psicologia alla LUMSA di Roma, interpellato dal Comitato Testamento Solidale: “Il primo insegnamento, guardando indietro a quello che abbiamo vissuto, è che abbiamo compreso che nessuna persona si salva da sola, cioè nessuno è autosufficiente. Il secondo è che abbiamo riscoperto, in un’epoca che tende a nasconderla, la nostra fragilità, e anche la nostra mortalità. Questa riscoperta è importantissima, perché è l’unica che fa sviluppare nelle persone una forza interiore che consente loro di affrontare interiormente il presente e le avversità della vita. Il terzo insegnamento invece è l’importanza del futuro. All’interno del tempo in cui siamo stati confinati, in cui il futuro sembrava essere scomparso, assorbito dal presente, abbiamo scoperto come invece questo futuro fosse fondamentale per la nostra vita”.

“Siamo ciò che siamo grazie a chi ci ha preceduto”

Un team dell’Università della California-San Diego ha intervistato un campione di 1042 persone tra i 21 e i 100 anni ed è giunto a una conclusione: è intorno ai 60 anni che troviamo risposta alle domande sul senso della nostra vita. E, in tempi di pandemia, sono sempre di più coloro che questo posto, questo senso lo cercano nella generosità, anche attraverso un lascito solidale.

Secondo la ricerca Gli Italiani e la solidarietà dopo il Coronavirus, commissionata da Comitato Testamento Solidale e realizzata da Walden Lab, dopo il lockdown e in pieno allarme pandemia il 20% degli over 50 dichiara di aver fatto o di essere orientato a fare un lascito solidale in favore di un’organizzazione non profit, l’8% in più rispetto al 2018.

Spiega ancora Pollo: “Nel contesto attuale, il lascito solidale ha un grande valore: ci aiuta a recuperare l’unico tempo della nostra vita che è significativo, il tempo che ci differenzia da tutte le altre specie viventi e che viene chiamato ‘tempo noetico’, cioè la capacità di vivere il presente in relazione al passato e al futuro anche non immediato, non prossimo. Il testamento solidale ci ricorda che siamo ciò che siamo grazie a coloro che ci hanno preceduti. Ciò che noi facciamo nel presente influenzerà la vita delle generazioni che ci seguiranno. Ciò che noi lasciamo in eredità alle nuove generazioni arricchirà la loro vita e anche la nostra, perché noi siamo solidali con tutta l’umanità: quella che ci ha preceduta e quella che ci seguirà. Non siamo delle monadi isolate. Questo elemento ci dice che noi possiamo dare un senso profondo alla nostra vita e anche al nostro morire se abbiamo la capacità di lasciare un’eredità al futuro”.

Un lascito è dunque una delle risposte possibili quando ci si domanda che ricordo lasciare di sé ai posteri, che impronta imprimere sul mondo che verrà.

Anche con una piccola somma si può fare molto

Secondo l’indagine di Walden Lab per Comitato Testamento Solidale, il 72% della popolazione italiana adulta (25-75 anni) sa cosa sia un lascito solidale. Tra gli over 50, il segmento di popolazione più orientato all’idea di fare testamento, la crescita è molto netta: nel 2020 ha raggiunto l’80% (nel 2016 la conoscenza del lascito era pari al 55% e nel 2018 al 58%).

Sostiene Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e presidente della Lega del Filo d’Oro: Dal 2013, con il Comitato Testamento Solidale siamo impegnati nel fare cultura su questo importante strumento di donazione. L’emergenza Coronavirus ha reso gli ambiti dei nostri interventi ancora più critici e il sostegno che le organizzazioni non profit possono dare a tante cause sociali è oggi ancora più decisivo. Predisporre un testamento solidale è una scelta di cui tante persone parlano apertamente con i propri famigliari. Non è necessario disporre di grandi patrimoni: si può valutare di destinare a un’organizzazione non profit anche una piccola somma per aiutare gli altri”.

Per fare un lascito, quindi, non servono grandi patrimoni: ogni gesto, anche il più piccolo, genera un impatto che torna moltiplicato in termini di benefici per la società. Ciò non toglie comunque che la scelta del testamento solidale sia stata fatta anche da tanti personaggi celebri, in Italia e nel mondo: da Bill Gates a Giorgio Armani, da Mark Zuckerberg a George Michael, da Elton John a Robin Williams. Ma sono soprattutto le persone “comuni” che, optando per questa scelta in migliaia, hanno fatto e continuano a fare la differenza.

 

Scopri di più sui lasciti solidali

 

Padel, fitness, superjump, step e zumba. E ancora tennis, group cycling, water polo e yoga. Anche fare sport può essere un gesto altruistico e di responsabilità nei confronti del territorio, soprattutto se a pensarlo sono i club sportivi stessi. Per questo l’Enjoy Sporting Club ha promosso Enjoy for humanity, iniziativa solidale a favore del Pronto Soccorso del nostro Policlinico Universitario.

Attraverso l’organizzazione di cinque weekend di sport e un’asta benefica, l’evento ha permesso di raccogliere 8.250 euro a favore di questa nuova struttura sanitaria fondamentale per il territorio. Quasi 7mila gli euro raccolti grazie alle attività sportive, più di 1.250 euro invece la cifra raggiunta con un’asta benefica che ha destinato a generosi partecipanti magliette e oggetti sportivi autografati da grandi campioni.

Domenica 11 ottobre, a conclusione dell’iniziativa, i fondi raccolti sono stati consegnati dall’Enjoy Sporting Club ad Andrea Rossi, direttore generale del nostro Ateneo. Saranno quindi presto investiti a favore della salute di tutti gli abitanti del territorio.

Insomma, a volte, fare sport fa doppiamente bene: a sé e agli altri!

 

Sostieni il Pronto Soccorso